Dicembre è stato una prova generale. Tra cene, brindisi e supermercati presi d’assalto, sono riuscita comunque a risparmiare 50 euro sulla spesa semplicemente applicando un po’ di metodo. Nessuna rinuncia estrema, nessuna dieta punitiva: solo attenzione.
Gennaio però è un’altra storia. I prezzi sembrano sempre più alti, il frigo appare improvvisamente vuoto e la voglia di rimettere ordine, mentale e pratico, è fortissima. Così ho deciso di alzare l’asticella. L’obiettivo è chiaro: 60 euro di risparmio netto entro fine mese. Non per tirare la cinghia, ma per smettere di buttare soldi per distrazione. Questo è il piano che ho messo in atto.
Il censimento del dopo-feste
Prima ancora di pensare alla lista della spesa, ho fatto una cosa semplice e noiosa, ma decisiva: ho svuotato la dispensa. Davvero. Sono saltati fuori pacchi di lenticchie dimenticati, riso comprato “per sicurezza”, salse aperte e mai finite. Tutti soldi già spesi che rischiavano di diventare spreco.
La regola che mi sono dato è stata drastica: la prima settimana di gennaio è a zero acquisti, esclusi pochissimi freschi indispensabili. Si mangia quello che c’è. Punto. Solo questo passaggio, senza nessuna strategia sofisticata, vale già circa 15 euro di risparmio.
La regola dello scaffale a vista (versione cucina)
Dopo aver svuotato la dispensa, ho capito una cosa: il problema non è cosa compro, ma cosa vedo. In cucina funziona esattamente come in salotto: se un oggetto è nascosto, smette di esistere. E se smette di esistere, lo ricompri.
Ho quindi riorganizzato gli scaffali mettendo davanti tutto ciò che scade prima. Passate di pomodoro, legumi, riso, conserve: niente più seconde file invisibili. Il risultato è immediato: niente più acquisti duplicati perché “pensavo di aver finito”. E niente prodotti buttati perché scaduti in silenzio.
La spesa non è un rito settimanale
Un’altra abitudine che ho messo in discussione è il classico “giro fisso” al supermercato. Ci andavo per automatismo, non per necessità. Mi sono ricordato di una regola che vale anche per le piante: non si annaffia seguendo il calendario, ma quando serve. Con la spesa è uguale.
Ora entro al supermercato solo quando la dispensa è davvero leggera. E quando ci vado, compro solo il fresco indispensabile: latte, uova, verdura. Questo semplice cambio di ritmo elimina automaticamente gli extra da 10–15 euro che finiscono nel carrello con il classico “già che ci sono”.
Il ritorno alle basi: legumi e stagionalità
Gennaio non è un mese povero, è un mese essenziale. Cavoli, radici, agrumi: costano meno, durano di più e nutrono meglio. Ho deciso di sfruttare quello che avevo già trovato nel censimento iniziale e di tornare ai legumi secchi come base di almeno due pasti a settimana, al posto della carne.
Il risultato è doppio: meno spesa e pasti più semplici, ma sazianti. Il risparmio stimato è di circa 10 euro a settimana, senza alcuna sensazione di rinuncia.
Risparmiare 60 euro a gennaio non è un sacrificio, è un esercizio di controllo. Significa riprendere possesso dello spazio, delle abitudini e del budget dopo il caos di dicembre. Alla fine del mese farò i conti, ma una cosa è certa: con questa organizzazione, la sensazione di avere già vinto è forte. E non perché ho speso meno, ma perché ho smesso di sprecare.