Una dispensa piena di vasetti è una coccola. Ma prima del primo assaggio c’è un dettaglio da non sottovalutare. Scopri i segnali furbi che ti salvano la cena, con calma e buon senso.
Quante volte, davanti a un vasetto lucido della nostra dispensa, abbiamo pensato “solo un assaggino”? Prima di girare il tappo, però, fermiamoci un attimo: ci sono dei piccoli campanelli d’allarme che parlano chiaro, e ascoltarli è il modo più sicuro per godersi tutto.
Succede sempre così: è sera, abbiamo fame, e quel barattolo di melanzane sott’olio ci fa l’occhiolino. Io, prima di tutto, guardo il tappo. Mia nonna diceva: “Il vasetto racconta, se lo ascolti”. E aveva ragione, perché il sottovuoto ti parla eccome.
Primo controllo, semplice semplice.
Appoggiate il dito al centro del tappo. Se sentite il “click-clack”, oppure vedete il coperchio rigonfio verso l’alto, lasciate perdere: dentro si sono formati gas. Non discutete con lui: si butta e basta. Fidatevi, ci vogliono due minuti.
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Poi guardo il liquido.
Se vedo bollicine che risalgono come in una bibita, se è torbido o un po’ viscoso, campanello numero due: no, grazie. A volte si vede anche una patina o muffetta in superficie: in quel caso il vasetto non si apre nemmeno. Non provate a “pulire” e salvare. Si butta e via.
Vi è mai capitato che il tappo “salti” con troppa energia?
È il terzo segnale. Se all’apertura ci sono spruzzi, fuoriuscite o un odore sgradevole (rancido, formaggioso), fermatevi subito. Il botulino spesso è inodore e invisibile, ma certi odori strani sono un avviso gentile della cucina: “non rischiare”.
Quarto controllo: i colori.
Se la conserva ha preso una tinta innaturale rispetto al giorno in cui l’avete preparata, o ci sono zone scurissime dove non dovrebbero, meglio non assaggiare. Un’occhiata alla data in etichetta aiuta: io scrivo sempre giorno e mese. Dopo un anno, valuto bene. Se ho dubbi, saluto e butto.
Quinto segnale, il più importante: il vostro istinto.
Se qualcosa non vi convince, anche solo un dettaglio, ascoltatelo. In cucina la prudenza è una carezza. Meglio una pizza al volo che un rischio inutile.
I 5 campanelli d’allarme prima del primo assaggio
Tappo non in sottovuoto: rigonfio o “click-clack”. Bollicine, torbidità, viscosità nel liquido. Muffe o patine in superficie. Apertura “esplosiva” o odori strani. Colore innaturale e data sospetta. Ora, due dritte per prevenire. Io sterilizzo sempre: vasetti e coperchi ben lavati e poi in acqua bollente per 10 minuti (coperchi 5 minuti). Riempio caldo su caldo, chiudo bene, e faccio la bollitura dei vasetti pieni: per barattoli piccoli 250-500 ml bastano 20-25 minuti, per i grandi 30-40 minuti. Lasciate raffreddare capovolti finché il tappo rientra da solo. Quel “tic” secco è musica.
Per le verdure, vado sul sicuro: uso aceto al 5% e preparo una salamoia semplice, metà acqua e metà aceto, oppure più aceto se voglio.
L’acidità è una coperta calda che protegge. Per le marmellate, qualche goccia di limone fa la differenza. Se la ricetta non è acidula (tipo legumi, carne, pesce), preferisco evitare conserve casalinghe a lunga durata: meglio frigo e consumo rapido, oppure congelatore.
Conservazione: dispensa fresca e buia, lontano da fonti di calore.
Dopo l’apertura, sempre in frigorifero, con il contenuto ben coperto di liquido (olio, sciroppo, salamoia) e un cucchiaio pulito ogni volta. In genere finisco il vasetto in 3-5 giorni; se è sottaceto ben acido, anche una settimana, ma controllo sempre.
Una volta, con mia zia, un tappo è saltato come un tappo di spumante.
Abbiamo riso, buttato tutto senza rimpianti e ordinato la pizza. Morale? In cucina vale la regola d’oro: se hai anche solo un dubbio, non assaggiare. Provate anche voi questi controlli: vedrete che sicurezza… e che successo a tavola!