Evitare i "prodotti civetta": come non farsi ingannare dai prezzi stracciati all'ingresso del negozio
Entri, vedi un prezzo che sembra un errore di battitura e ti senti furbo: oggi risparmio. Poi alla cassa il totale racconta un’altra storia. È qui che i “prodotti civetta” vincono, spesso senza che te ne accorga.
Hai presente il latte a 0,69 euro o il caffè in offerta lampeggiante all’ingresso? Quelli non sono solo sconti. Sono prodotti civetta. Sono messi lì per abbassare la guardia e farti credere che tutto il negozio sia un affare. Funziona perché il cervello cerca scorciatoie. Vede un sottocosto e generalizza. È l’effetto di ancoraggio: un primo numero influenza tutti quelli dopo.
La scena è familiare. Prendi due pezzi in offerta e prosegui leggero tra scaffali pieni. Aggiungi biscotti, detersivo, salsa. Alla cassa scopri che la spesa è andata oltre. Non è sfortuna. È un disegno semplice: sconto forte all’ingresso, piccoli rincari altrove. Non ci sono dati pubblici stabili sul rincaro medio applicato al resto del carrello: varia per catena, zona e periodo. Ma la logica del loss leader è nota e documentata nel retail.
Sono un mix di psicologia e regole di layout. L’occhio cade sull’offerta in grande. Il cartello usa colori caldi, la parola “oggi”, magari una quantità limitata. La percezione di scarsità ti spinge a sbrigarti. Poi arrivano i contrasti: dopo un prezzo stracciato, 2 euro in più su un altro articolo sembrano poca cosa.
C’è anche un aspetto normativo. In Italia ed Europa, l’etichetta del prezzo unitario è obbligatoria: prezzo al chilo o prezzo al litro devono essere visibili, così puoi confrontare davvero. Il Codice del Consumo impone trasparenza sulle promozioni, sulla durata e sul prezzo di riferimento. La pratica è legale se non inganna. Ma il gioco psicologico resta: l’insegna attira con il prodotto “eroe”, recupera margine sul resto.
Un esempio concreto. Latte a 0,69 €/l ti fa risparmiare 0,30 euro sul solito prezzo. Intanto, se altri articoli nel carrello da 40 euro costano anche solo il 5% in più, paghi 2 euro extra. Torni a casa convinto del colpaccio, ma il saldo dice il contrario.
Guarda sempre il prezzo al chilo o al litro. Il numero grande seduce; quello piccolo ti protegge.
Fissa una lista della spesa scritta. È banale, ma taglia gli acquisti d’impulso. Io segno anche le alternative: “pasta 1 kg o riso 1 kg”.
Confronta il totale a spanne mentre riempi il carrello. Tre conti semplici bastano per non perdere la bussola.
Valuta i formati. Il “maxi” non è sempre più conveniente in unitario.
Non inseguire l’offerta se non è nel tuo piano. Se non era in lista, deve superare un test: mi serve davvero?
Occhio ai bundle. Due per uno sono utili solo se consumi entrambi prima della scadenza.
Tieni memoria dei prezzi abituali di 10 prodotti-ancora. Ti danno un termometro del negozio.
Quando non trovi l’unitario esposto chiaramente, chiedilo. È un tuo diritto. Se vedi cartelli che promettono sconti senza riferimenti, diffida. La direttiva europea tutela, ma la vigilanza pratica sei tu.
Alla fine non è una guerra contro i supermercati. È una scelta di attenzione. Vuoi essere guidato da un cartello o da una misura che controlli tu? La prossima volta che il caffè in vetrina ti strizza l’occhio, fermati un secondo. Pensa al carrello intero. E chiediti: cosa sto davvero portando a casa, oltre al primo prezzo brillante?