Giornata della Pizza: anche Sorbillo fa una dedica molto speciale
Un profumo di forno a legna che taglia il freddo, mani infarinate che sorridono, un morso che racconta Napoli e il mondo: la Giornata della Pizza è quel momento in cui la città diventa tavola comune e ogni fetta porta una storia.
La Giornata della pizza non ha un solo calendario. In Italia cade tradizionalmente a gennaio, legata a Sant’Antonio Abate e alla festa dei pizzaiuoli; negli Stati Uniti si festeggia a febbraio. Cambiano le date, resta l’idea: rendere omaggio a un patrimonio che nel 2017 l’UNESCO ha riconosciuto come arte del pizzaiuolo napoletano, un bene immateriale da proteggere. È un segno che conta.
Alcune propongono degustazioni guidate, altre una Margherita a prezzo simbolico. C’è chi organizza laboratori per bambini, chi apre il retrobottega per mostrare impasti e tempi di maturazione, chi devolve parte dell’incasso a iniziative sociali. Le associazioni di settore, come l’AVPN (Associazione Verace Pizza Napoletana), promuovono masterclass e talk su farine, lievitazioni, sostenibilità. È un piccolo festival diffuso. E fa bene ricordare regole semplici: la vera pizza napoletana cuoce in 60–90 secondi in forno a legna molto caldo, sviluppa un cornicione soffice, profuma di basilico e olio buono.
Gino Sorbillo, volto simbolo della pizza contemporanea, ha preparato un omaggio a Geolier, rapper napoletano che oggi riempie palchi e classifiche. Un gesto che tiene insieme strada e tradizione, musica e impasto. Lo raccontano i volti in fila, i telefoni alzati, i sorrisi a ogni uscita di pala. Ma cosa c’è davvero su quella pizza?
Al momento in cui scriviamo non è disponibile una scheda ufficiale della ricetta. Sorbillo non improvvisa su questi passaggi e preferisce presentarli in pizzeria o sui suoi canali. Possiamo però dire come si muove, per esperienza diretta e per il suo stile costante.
La base è quella che l’ha reso riconoscibile: farina selezionata, idratazione generosa, maturazioni lente per un morso leggero. In cima, i capisaldi: pomodoro San Marzano DOP, fior di latte dell’area vesuviana o di Agerola, basilico fresco, olio extravergine campano. La cottura è rapida, viva, con maculature scure che segnano il bordo. Quando Sorbillo dedica una pizza a un artista, di solito aggiunge un accento di carattere che parli di Napoli di oggi. Talvolta è una nota affumicata, talvolta una punta piccante o un prodotto di territorio (penso ai pomodorini del piennolo, alla provola). Per la “pizza Geolier”, i dettagli specifici non sono stati confermati: chi vuole la certezza degli ingredienti farebbe bene a verificare in loco o sui profili ufficiali del maestro. L’idea, però, è chiara: un tributo che resti pop, riconoscibile, senza effetti speciali superflui.
A Napoli si vedono percorsi “tre tappe, tre forni” per scoprire stili diversi; a Milano spuntano pop-up con focus su grani antichi; a New York il slice omaggia la scuola napoletana con cotture ibride. Cresce anche l’attenzione per la filiera: da dove arrivano i pomodori, che olio si usa, quanta acqua beve un impasto ben fatto. Piccole domande quotidiane che diventano scelta consapevole.
Mi piace pensare che oggi ogni fetta valga come una dedica. Una canzone nella testa, il calore tra le dita, il profumo che esce in strada. La pizza di Sorbillo per Geolier è una di quelle dediche che restano. La vostra, oggi, a chi la fareste?