masseriaruotolo.it - La scarpaccia viareggina: il dolce alle zucchine che sfida ogni logica culinaria
Una torta di zucchine sottile e croccante che profuma d’estate: pochi ingredienti, tanta tradizione, il morso caramellato che non ti aspetti.
Ho imparato la Scarpaccia in una cucina che sapeva di sale e di sole, quando le zucchine arrivavano a ondate dall’orto e la risposta non era “farne un contorno”, ma trasformarle in un dolce sottile come una suola, da qui il nome un po’ canzonatorio, e buono da far pace con il mondo. È una ricetta furba, da tenere nel cassetto quando la frutta scarseggia ma i banchi del mercato esplodono di zucchine chiare e leggere.
La preparo quando ho ospiti improvvisi o quando l’afa chiede dessert senza crema: in teglia grande, velo d’olio, una pioggia di zucchero e via in forno. Mentre cuoce, le zucchine cedono la loro acqua, si stringono con lo zucchero e diventano un ripieno quasi cremoso, racchiuso da una crosticina ambrata che fa “crack” sotto il coltello.
È una dolcezza pacata, di campagna: niente stucco, solo la grazia di un ortaggio che si lascia addolcire. E la gratitudine per quelle ricette nate dal poco, che oggi sembrano geniali per quanto sono attuali: anti-spreco, stagionali, di carattere.
La Scarpaccia dolce, simbolo di Viareggio, racconta di un’estate generosa e di dispense povere: zucchine a volontà, farina, uova, zucchero e un filo d’olio buono. Il segreto sta nel taglio sottile e nel riposo: le zucchine, cosparse di zucchero, rilasciano il loro succo che diventa parte della pastella, così in forno tutto si lega senza diventare torta alta, ma una lastra sottile e lucida, caramellata ai bordi e vellutata al centro. È perfetta dopo cena, ma io la servo anche a merenda o a colazione con un caffè nero, oppure fredda, il giorno dopo, quando i sapori si sono sposati. Piace a chi dice di “non amare i dolci” e convince i diffidenti delle zucchine: non resta traccia d’erba, solo una dolcezza discreta e un profumo di limone che fa estate.
Se vuoi un accento più aromatico, aggiungi un cucchiaino di miele d’agrumi nell’impasto o sostituisci parte dello zucchero con zucchero di canna per note tostate. Per una versione senza glutine, usa farina di riso finissima o un mix per dolci: otterrai una scarpaccia ancora più friabile ai bordi.
Amo anche punteggiarla con pinoli leggermente tostati o con uvetta ammollata al rum per un tocco “da festa”.
Curioso della versione salata, tipica di Camaiore? Elimina lo zucchero, aggiungi 50 g di Parmigiano o pecorino grattugiato, pepe nero, foglie di menta o basilico e servi come antipasto: stessa teglia larga, stesso spessore. Vegana?
Ometti le uova, aumenta la farina a 150 g e aggiungi 1 cucchiaio di olio in più: la ricca acqua delle zucchine terrà tutto insieme.
La tentazione più comune è tagliare le zucchine troppo spesse o saltare il riposo: senza quel tempo, non rilasciano abbastanza liquido e la pastella resta farinosa, la torta alta e gommosa. Anche la teglia sbagliata tradisce: se è piccola, l’impasto si ammonticchia e addio “scarpaccia”; meglio largo e basso.
Dosare la farina è cruciale: va aggiunta quel tanto che basta a legare, altrimenti la texture diventa panosa e perde il suo cuore morbido. Non lesinare sull’olio della teglia: la crosticina nasce anche da lì. Infine, non tagliarla appena sfornata: qualche minuto di attesa la compatta e il coltello scivola meglio.
Scarpaccia dolce viareggina: circa 230 kcal a porzione (1/10 di teglia 30×40 cm), Variante salata (con 50 g di formaggio, senza zucchero): circa 170 kcal a porzione (1/10 di teglia).