masseriaruotolo.it - Nate per i signori, amate da tutti: la nobile storia dell'oliva più famosa d'Italia
Nelle domeniche lente apri il barattolo, senti il profumo dell’oliva e ti viene voglia di friggere qualcosa di buono. Eppure dietro quel boccone c’è una storia nobile, e un gesto di mano antica che, vi giuro, fa tutta la differenza.
Poi ho scoperto che le olive all’ascolana non sono nate per la strada, ma nelle grandi cucine dei signori marchigiani dell’Ottocento. I cuochi dovevano smaltire tanta carne di manzo, maiale e pollo, portata dai contadini come tributo. E allora via di fantasia: un ripieno ricco, profumato, racchiuso nella pregiata Oliva Tenera Ascolana. Una strategia furba per conservare e riciclare, trasformata in bocconi da regina. Il bello? Quel tocco di mistero c’è ancora: l’oliva vera si apre a spirale, “a nastro”, e si richiude intorno al ripieno. È il gesto che distingue l’artigiano. Occhio alla forma: se è una sfera perfetta, probabilmente non è artigianale! La vera ha una forma ellittica, leggermente allungata.
Niente paura, ci vogliono pochi passaggi e un paio di accorgimenti.
Passate le olive in questo ordine: farina, uovo, pangrattato.
Per una crosta perfetta fate la doppia panatura (uovo e pangrattato di nuovo).
Tenetele 15 minuti in frigo: la panatura si “fissa” e non scappa in cottura.
Poche alla volta, finché diventano dorate. Non superate i 175°C: fuori bruciano e dentro restano tristi.
Scolatele su carta e salatele leggermente.
Se preferite il forno: 190°C ventilato, 12-15 minuti, con un filo d’olio. Non è la stessa poesia, ma viene bene.
Conservazione: dopo la panatura, congelatele su un vassoio. Poi nei sacchetti.
Friggete da congelate, 1 minuto in più. Sono salvacena.
Varianti: un trito di maggiorana nel ripieno le rende profumate. Per bambini, poco pepe e più Parmigiano.
Riconoscerle: cercate la forma ellittica e la carne che non deborda.
Se sono palline perfette, fate un sorriso… ma sapete che non sono “di spirale”.
Mio marito ne ruba sempre una “per assaggio qualità”. Provate anche voi: raccontate la loro storia mentre friggete e vedrete che successo a tavola. Le cose nate “per i signori” sanno ancora coccolare tutti.