Oltre il filetto: il segreto dei tagli meno nobili per risultati gourmet

Uno sguardo diverso sul banco di macelleria e pescheria: lì dove gli altri passano oltre, si nascondono storie di sapore, pazienza e piccoli gesti che cambiano tutto. È un invito gentile a scegliere con la testa, con il palato e anche con il portafoglio.

Oltre il filetto: il segreto dei tagli meno nobili per risultati gourmet

Al banco del mio macellaio, quella mattina, il cartello del filetto brillava. Io però guardavo più in basso. C’era il cappello del prete, la guancia, il reale. Tagli “dimenticati”, diceva lui, ma con un sorriso che prometteva molto di più.

Questi tagli meno nobili costano meno. In media, la guancia di manzo sta spesso tra 12 e 18 €/kg, mentre il filetto può superare i 35–45 €/kg (prezzi variabili per zona e stagione). La differenza, però, non è nel valore. È nel modo in cui li tratti.

Perché il collagene è un alleato del gusto

Il loro segreto ha un nome semplice: collagene. Con il tempo e il calore giusto, il collagene si trasforma in gelatina e dà morbidezza profonda. È qui che entra la cottura lenta. Una brasatura ben condotta a 150–160 °C per 3–4 ore, con poco liquido e coperchio, rende una guancia tenace un boccone che si scioglie.

Funziona così: temperature moderate, umidità controllata, riposo finale di 10 minuti. Sale dopo la rosolatura, non prima. Erbe essenziali, non invadenti: alloro, rosmarino, scorza d’arancia. Se vuoi osare, un cucchiaio di aceto o di vino riduce la dolcezza della gelatina e bilancia.

Anche una breve frollatura casalinga può aiutare. Due giorni in frigo, su griglia e senza pellicola, a 0–2 °C, migliorano sapore e asciugano la superficie. Non è una dry aging professionale, e richiede frigo pulito e costante: se non sei sicuro della temperatura, evita.

C’è poi il piacere del risparmio che non sembra un ripiego. Con 1,5 kg di reale fai un brasato per sei persone con meno di quanto spenderesti per tre medaglioni. E il profumo che esce dalla pentola non ha prezzo.

Il mare “povero” che vale oro

In pescheria succede lo stesso. Il pesce azzurrosgombro, sugarello (o “suro”), palamita — è spesso più saporito e ricco di Omega-3 dei nomi blasonati. Dati alla mano: lo sgombro porta circa 1–2 g di EPA+DHA ogni 100 g. Le sue carni sode reggono la piastra e non si sfaldano.

Per nobilitarli basta poco. Una marinata veloce con agrumi, olio e pepe rosa per 20–30 minuti. Poi piastra rovente: 90 secondi per lato, pelle croccante e interno succoso. Evita salse pesanti: un’emulsione di limone, senape e capperi tiene il passo senza coprire.

Attenzione alla sicurezza: la marinata non “cuoce” e non bonifica i parassiti. Se prevedi cotture brevi o consumo a crudo, chiedi l’abbattimento al pescivendolo oppure congela a -18 °C per 96 ore domestiche (gli standard professionali usano -20 °C per almeno 24 ore). Meglio chiedere che improvvisare.

C’è anche un tema che tocca tutti: scegliere pesce “povero” sostiene la biodiversità e riduce la pressione su poche specie. Costa meno (spesso 6–10 €/kg), è locale molte volte, e ha un’impronta più leggera quando arriva da flotte artigianali. I numeri variano per area e stagione: se il prezzo è troppo basso per essere vero, chiedi origine e metodo di pesca.

Alla fine, comprare quinto quarto e pesce azzurro è una dichiarazione di stile. Parla di curiosità, di tempo dato alla cucina, di fiducia nel proprio macellaio o pescivendolo. La prossima volta, prova a chiedere “cosa scartano gli altri?”. Magari scopri che il taglio più umile è anche quello che racconta meglio chi sei a tavola. E se l’aroma che riempie casa ti ferma sulla soglia, non è già una vittoria?

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