Un tubero venuto da lontano, guardato con sospetto e poi amato. Tra superstizioni, fame e piccoli trucchi di cucina, scopri perché la patata ha cambiato le nostre tavole. Senza svelare tutto.
Le patate hanno fatto paura, sì, eppure hanno riempito pentole e salvato famiglie intere. Un tubero umile, arrivato da lontano, capace di sfamare nei momenti duri. Oggi ve lo racconto con qualche trucco di cucina… e un pizzico di mistero.
Ricordo mia nonna, seduta al tavolo, che sbucciava patate e diceva: “Non fidarti di quelle verdi, bambina, la pianta è furba”. E aveva ragione. La patata è parente della belladonna. Appartiene alle Solanacee. Le foglie e i germogli sono velenosi. Capite perché, secoli fa, faceva impressione? Cresce sottoterra, non somiglia ai cereali, non era “scritta” in nessun testo sacro. E poi, arrivava da lontano. Dall’America. Troppa novità tutta insieme.
All’inizio in Europa la coltivavano come fiore ornamentale. Bellissimi quei fiori. Ma il tubero? Diffidenza. Qualcuno la credeva causa di malanni, persino di lebbra. Il fatto è che le patate verdi o mal conservate sanno di amaro per via della solanina. E fanno star male. Da qui le paure, i racconti, le “streghe”.
Poi sono arrivati tempi magri. Carestie vere. E la patata si è fatta avanti in silenzio. Ne bastava poca terra. Resisteva al freddo, dava raccolti grandi e pieni di energia. In tanti Paesi, tra ’700 e ’800, ha fermato e salvato molte carestie. Pensate alla Francia di Parmentier, alla Prussia di Federico il Grande. Certo, non è stata sempre una favola: la malattia del “tizzone” provocò la grande fame irlandese. Ma, in generale, questo tubero ha riempito ciotole e piatti quando il grano non bastava.
Dalla paura al piatto: come scegliere, cuocere e conservare la patata
Partiamo dalla spesa. Scegliete patate sode, senza macchie verdi. Evitate quelle molto germogliate. Per gli gnocchi preferite patate vecchie, a pasta gialla e farinosa. Per il purè, la stessa scelta: viene più leggero.
Conservazione furba: luogo fresco e buio, 6-12°C. Mai alla luce. E non in frigo: il freddo trasforma gli amidi in zuccheri e cambia sapore. Tenetele lontane dalle cipolle. Se spuntano piccoli germogli, toglieteli e usatele presto. Se sono verdi o molto amare, buttatele senza rimpianti.
Cotture pratiche:
- Lessate intere con la buccia: 25-30 minuti da quando l’acqua bolle (patate medie). Partite da acqua fredda leggermente salata: così cuociono uniformi.
- Al vapore: 30-35 minuti. Assorbono meno acqua, perfette per gnocchi e purè.
- Al forno: a spicchi con olio, sale e rosmarino. 200°C per 45-60 minuti, girando a metà. Trucco: incidetele leggermente o “rigatele” con una forchetta. Vengono più croccanti.
Purè cremoso, quello “della domenica”: schiacciate le patate ancora calde. Aggiungete latte caldo a filo, burro freddo a cubetti e un pizzico di noce moscata. Sale alla fine. Niente fruste, solo schiacciapatate o forchetta: così viene più morbido. Se vi piace, una cucchiaiata di panna. Fidatevi, ci vogliono due minuti.
Gnocchi che non si disfano: 1 kg di patate, 250-300 g di farina, 1 uovo se l’impasto è troppo morbido. Lavorate poco, giusto il tempo di compattare. Tuffateli in acqua che sobbolle, non a pieno bollore. Quando salgono, aspettate 20 secondi e scolateli.
Lo vedete? Da cibo “sospetto” a comfort food di casa. La patata ha una forza gentile: sfama, coccola, non spreca. Provate anche voi, stasera. Una teglia di patate al forno, due odori, e vedrete che successo a tavola.