Potos, il re degli uffici: la pianta mangia-smog che assorbe le tossine sprigionate dai computer

Una pianta che scivola dal bordo della libreria, foglie a cuore che ingentiliscono la luce del monitor: il Potos entra in ufficio in punta di piedi e si prende spazio senza far rumore. È discreto, resiliente, sorprendentemente utile. E a fine giornata sembra quasi che l’aria si muova meglio, come dopo una finestra aperta.

Pochi verdi sono versatili come il Potos (o Pothos, Epipremnum aureum). Lo chiamano “pianta mangia-smog”, ma lo smog è fuori, non dentro. In interni parliamo di aria interna e di VOC (composti organici volatili) emessi da arredi, vernici, colle, talvolta stampanti. Qui il Potos fa la sua parte.

Negli anni ’80, gli studi della Nasa mostrarono che alcune piante, tra cui il Pothos, riducono in camere sigillate tracce di formaldeide, benzene e simili. È un dato reale, ma va contestualizzato: in ambienti normali l’effetto è più modesto e non sostituisce la ventilazione. Alcune analisi recenti stimano che servirebbero molte piante per eguagliare un buon ricambio d’aria. Quindi sì, aiuta; no, non è un filtro miracoloso.

E i computer “sprigionano tossine”?

Non ci sono prove solide che i PC moderni emettano quantità significative. Più rilevanti, spesso, sono stampanti laser e materiali nuovi. Il Potos può contribuire ad assorbire piccole tracce di VOC e a trattenere polvere sulle foglie (che poi vanno pulite). Intanto fa altro: abbassa la percezione di stress, spezza la monotonia visiva, invita a micro-pause sane.

Perché sceglierlo in ufficio

È una vera pianta da ufficio: tollera luce indiretta, aria secca, qualche dimenticanza. Cresce in vaso o in idroponica (anche in un semplice barattolo): scenografico e pratico. Regala volume in verticale: scaffali alti, armadi, mensole. Il verde “cade” e riempie lo spazio. È resiliente: tra 18 e 27 °C sta benissimo. Evita spifferi freddi.

Cura pratica e posizionamento

Luce: brillante ma diffusa. Regge anche poca luce, ma le varietà variegate perdono disegno se la luce è scarsa.

Acqua: bagna quando i primi 2–3 cm di terriccio sono asciutti. In inverno, meno. In acqua, cambia il liquido ogni 10–14 giorni.

Terriccio: leggero e drenante; un vaso con fori evita ristagni.

Nutrimento: una dose leggera di concime bilanciato ogni 4–6 settimane in primavera-estate.

Pulizia: passa un panno umido sulle foglie. Rimuovi polvere e favorisci la fotosintesi.

Potatura: accorcia i tralci troppo lunghi; con le talee (un nodo sotto l’acqua) fai nuove piante.

Sicurezza: foglie con ossalati di calcio, irritanti se ingeriti. In ufficio è raro il problema, ma in casa tienilo lontano da bimbi e animali.

Dove metterlo?

Un esempio che funziona: vaso sul mobile alle spalle della scrivania, tralci che scendono a incorniciare il monitor senza coprire la luce. Oppure su una libreria alta, per un effetto cascata. In spazi profondi e poco luminosi, avvicinalo alla finestra ma evita il sole diretto del mezzogiorno.

Vuoi il massimo effetto “aria pulita”?

Combina più vasi di Pothos con aerazione regolare e attenzione alle sorgenti di VOC (vernici fresche, colle, stampanti in stanza). È l’equilibrio a fare la differenza.

Io tengo un Potos in acqua a lato della tastiera.

Cambiare l’acqua è diventato un promemoria gentile a staccare gli occhi dallo schermo. Forse è questo il suo segreto: purificare l’aria un po’, la mente molto. Dove lo lascerai arrampicare, da domani?

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