Un abbraccio caldo nella scodella: storia, segreti e ricetta dei tortellini emiliani, per portarli a tavola come tradizione comanda e gustarli al meglio, tra brodo profumato e abbinamenti giusti.
Ci sono piatti che non hanno bisogno di presentazioni, ma di tempo. I tortellini appartengono a questa categoria: non si fanno di fretta, si aspettano. La prima volta che li ho chiusi, con quel gesto di pollice e indice che stringe dolcemente un anello di pasta attorno al dito, ho capito che non stavo solo cucinando: stavo imparando un ritmo.
È un rito invernale, perfetto per i giorni di festa, ma anche per quelle domeniche in cui la casa profuma di brodo e di noce moscata. Utili perché sono un investimento emotivo e pratico: si possono preparare in grande, congelare, tirare fuori al momento giusto e trasformare un pranzo qualsiasi in una celebrazione.
Nascono fra Bologna e Modena, dove la tradizione di brodi ricchi e sfoglie tirate a mano ha scolpito il carattere della cucina di casa, e infatti il tortellino chiede pazienza, rimbocchi di maniche e una tavola che si riempie lentamente. È un piatto che avvicina generazioni, che invita a raccontare storie mentre si chiudono i pezzi uno a uno, e che al momento di servire, meglio se in brodo, regala quel calore che tutti riconoscono come autentico conforto.
L’anima dei tortellini: un anello d’oro tra Bologna e Modena
Il tortellino è figlio dichiarato dell’Emilia, conteso con affetto tra Bologna e Modena, e circondato da leggende: la più celebre racconta di un oste rapito dall’ombelico di Venere, da cui avrebbe preso la forma. Dietro il mito c’è una sostanza concreta, codificata anche dalla Dotta Confraternita del Tortellino: un ripieno di carni nobili (lombo di maiale rosolato, prosciutto crudo e mortadella), Parmigiano Reggiano, uovo e noce moscata, racchiuso in una sfoglia sottilissima e tuffato in un brodo importante, tradizionalmente di cappone.

È interessante perché tiene insieme misura e opulenza: piccolo nella forma, ma grande nella ricchezza del sapore. Si gusta nelle grandi occasioni: Natale, pranzi di famiglia, domeniche lente, ma è adatto a chiunque abbia voglia di cucinare con calma e di sedersi attorno a una scodella fumante. In brodo trova la sua verità; in alternativa, si concede qualche deviazione contemporanea.
Con cosa abbinarlo? In brodo vuole vini emiliani freschi e puliti come un Lambrusco di Sorbara secco o un Pignoletto fermo; nelle versioni “asciutte”, anche un Grasparossa più strutturato può dire la sua.
Ingredienti
Per la sfoglia: farina 00 300 g; uova 3 medie; un pizzico di sale
Per il ripieno: lombo di maiale 150 g; burro 20 g; prosciutto crudo 80 g; mortadella di Bologna 80 g; Parmigiano Reggiano grattugiato 120 g; 1 uovo; noce moscata q.b.; sale e pepe q.b.
Per il brodo: cappone o pollo ruspante 1,5–2 kg (in alternativa metà pollo e un osso di manzo); acqua fredda 3 l; carota 1; sedano 1 costa; cipolla 1 (facoltativo 1 chiodo di garofano); sale q.b.
Preparazione
- Prepara il brodo: metti carne e ossa in acqua fredda con carota, sedano e cipolla. Porta a leggero fremito, schiuma con pazienza e cuoci 2,5–3 ore senza bollire forte. Sala verso fine cottura. Filtra e tieni al caldo.
- Rosola il lombo: in padella, burro e lombo di maiale intero, fuoco medio, 8–10 minuti girandolo; deve restare succoso. Raffredda, poi trita finemente.
- Fai il ripieno: trita finemente prosciutto e mortadella. Mescola con il lombo, Parmigiano, uovo, una grattata di noce moscata, poco pepe. Assaggia e aggiusta di sale con prudenza (prosciutto e Parmigiano sono sapidi). Copri e fai riposare 1 ora in frigo.
- Impasta la sfoglia: sulla spianatoia, farina a fontana, uova al centro, sale. Impasta 8–10 minuti fino a liscio ed elastico. Avvolgi e riposa 30 minuti a temperatura ambiente.
- Tira la sfoglia: stendi con mattarello o macchina fino a uno spessore sottile (quasi trasparente, 6–7 alla sfogliatrice). Mantieni la sfoglia leggermente infarinata.
- Taglia e farcisci: ricava quadrati di 3–3,5 cm. Metti una nocciolina di ripieno al centro (circa una punta di cucchiaino).
- Chiudi i tortellini: piega a triangolo, sigilla bene i bordi premendo per espellere l’aria. Avvolgi la base attorno al dito e unisci le punte. Disponi su vassoi infarinati.
- Cuoci: porta il brodo a leggero bollore. Tuffa i tortellini, cuoci 2–3 minuti dal riaffiorare. Servi subito nel loro brodo con una spolverata di Parmigiano, se gradita.
Consigli e varianti
Il riposo del ripieno compatta i sapori e lo rende più gestibile; se preferisci una nota più morbida, rosola il lombo con un’ombra di vino bianco e fallo evaporare. La sfoglia deve essere sottile: il tortellino è piccolo, conta l’equilibrio tra pasta e ripieno. Per lavorare comodi, tieni la stanza non troppo calda e copri la sfoglia con un canovaccio.
Si possono congelare crudi: disponili su un vassoio ben infarinato, poi in sacchetti; cuocili da congelati, allungando di 1 minuto. Varianti? In brodo di cappone (regale), di manzo (più scuro e intenso) o vegetale leggero se cerchi pulizia.
“Alla panna” è una deviazione amata: salta i tortellini in una riduzione di panna fresca e Parmigiano fuori dal fuoco, cremosi ma non affogati. Ottimi anche in crema di Parmigiano o, per i puristi, semplicemente in brodo chiarificato. Vini: in brodo, Lambrusco di Sorbara secco o Pignoletto; in panna, un Lambrusco Grasparossa o un bianco emiliano di buona struttura.
Attenzione a questi errori
La tentazione di esagerare con la noce moscata è reale: deve accarezzare, non dominare. Il ripieno va fine ma non “pappetta”: trita con coltello o impulso corto, evita di scaldarlo col frullatore. Sale con misura: prosciutto e Parmigiano fanno la loro parte. La sfoglia troppo spessa rende i tortellini pesanti, troppo sottile li fa rompersi: cerca la trasparenza “giusta” che lasci intravedere il ripieno