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Ricette della tradizione

Tre tuffi nell’acqua e nel gusto: il segreto per orecchiette e cime di rapa da vera nonna pugliese

Tre tuffi, una sola anima: il metodo che trasforma le orecchiette alle cime di rapa in un piatto cremoso, profumato e profondamente pugliese.

Le orecchiette alle cime di rapa sono il genere di ricetta che ti cambia l’idea di “condimento”, perché qui il sugo non si vede: lo senti nell’acqua che si fa brodo, nei bordi delle orecchiette che bevono, in quel velo verde che resta sulle dita quando giri la pasta nel tegame. È un piatto che parla d’inverno e di mercato, quando le cime di rapa sono sode, piccanti di natura, e ti invitano a fare in cucina qualcosa di sorprendentemente semplice: un solo lesso, un passaggio in padella, una mantecatura senza panna che diventa carezza.

È utile perché è onesto: pochi ingredienti, zero sprechi, tempi intelligenti. Parla a chi rientra tardi e vuole qualcosa di vero in venti minuti, a chi cerca un piatto unico vegetale ma non triste, a chi ha voglia di Puglia anche se fuori piove. E poi c’è quel segreto, fieramente casalingo, dei tre tuffi: il primo per insaporire l’acqua, il secondo per far bere la pasta, il terzo per far nascere la crema. È una piccola coreografia: e quando la impari, non la dimentichi più.

L’anima del piatto: tre tuffi, un solo sugo (invisibile ma potentissimo)

Le orecchiette alle cime di rapa sono un inno alla cucina di estrazione: si prende l’acqua, la si rende saporita con la verdura, si lascia che la pasta assorba quel sapore e poi si lega tutto nel calore del soffritto. La ricetta nasce povera e geniale, perfetta per chi ama l’intensità senza sovrastrutture. È interessante perché ribalta l’ordine classico: non è la salsa ad aspettare la pasta, ma l’acqua a diventare salsa.

Adatta a chi cerca un piatto profumato, leggermente piccante e appagante, è ideale quando le cime di rapa sono di stagione (autunno-inverno) e quando si desidera un pasto completo in tempi rapidi. Si gusta al momento, appena mantecata, con quella lucentezza verde-oro che racconta più di mille parole.

Ingredienti

  • 320 g di orecchiette (fresche o secche)
  • 700–800 g di cime di rapa (già pulite)
  • 2 spicchi d’aglio
  • 3 filetti di acciuga sott’olio (facoltativi ma consigliati)
  • Peperoncino fresco o secco, a piacere
  • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • Sale grosso per l’acqua
  • (Opzionale) Mollica di pane o pangrattato tostato per finire
  • (Opzionale) Scorza di limone non trattato

Preparazione

  1. Pulizia e acqua: Elimina le foglie più dure e i gambi fibrosi, tenendo cime e foglie tenere. Porta a bollore una pentola capiente di acqua e salala bene (circa 8–10 g per litro).
  2. Primo tuffo – le cime di rapa: Tuffa le cime di rapa nell’acqua salata. Cuoci 4–5 minuti, finché diventano verdi brillanti e appena tenere: stanno insaporendo l’acqua, che sarà l’anima del piatto.
  3. Secondo tuffo – le orecchiette: Quando le cime sono a metà cottura, aggiungi le orecchiette nella stessa acqua. Se fresche cuociono in 5–7 minuti; se secche in 10–12.
  4. Regolati per avere pasta al dente e verdura morbida ma non sfatta.
  5. Prepara il soffritto: In una padella larga scalda l’olio con l’aglio schiacciato e il peperoncino. Aggiungi le acciughe e lasciale sciogliere dolcemente. Non far scurire l’aglio.
  6. Scola al dente: Con una schiumarola trasferisci pasta e cime direttamente nella padella, conservando l’acqua di cottura.
  7. Terzo tuffo – il ripasso segreto: Alza la fiamma, aggiungi 1–2 mestoli dell’acqua verde di cottura e salta energicamente. L’amido rilasciato mantecando con l’olio creerà la crema che avvolge pasta e verdure. Regola di sale e piccante.
  8. Finitura: Spegni l’aglio se lo preferisci intero, completa con mollica tostata e, se ti piace, un velo di scorza di limone. Servi subito, lucida e profumata.

Consigli e varianti

Se non trovi cime di rapa, usa friarielli o broccoli teneri: il carattere cambia ma il metodo dei tre tuffi resta vincente. Per una versione vegetariana ometti le acciughe e aggiungi in padella un cucchiaio di capperi dissalati o un filo di colatura vegetale (acqua di capperi): daranno profondità. La mollica tostata, magari saltata con poco olio e aglio, regala croccantezza pugliese doc.

Vuoi più freschezza? Una grattugiata di limone a fuoco spento. Per un gusto rustico, orecchiette di semola integrale; per una nota extra “mare”, aggiungi le acciughe a fine mantecatura così da sentirle più nette. Ricorda: l’acqua è sugo, quindi non lesinare nel riutilizzarla in padella per la crema.

Attenzione a questi errori

Le cime non devono disfarsi: se le cuoci troppo perderanno colore e personalità. Non buttare via tutta l’acqua prima del ripasso: è l’elisir della mantecatura. Occhio all’aglio che brucia, darebbe amarezza; meglio dolce e biondo. Salare poco l’acqua indebolisce il piatto, salarla troppo lo rende aggressivo: resta nella via di mezzo. Non trascurare la pulizia delle cime, i gambi duri rovinano la tessitura. E soprattutto, non avere fretta nel saltare: l’emulsione olio–amido–acqua è questione di un minuto in più di fiamma e movimento.

Calorie

Standard (4 porzioni, con 4 cucchiai d’olio e acciughe): circa 430 kcal a porzione
Con mollica tostata (circa 20 g a porzione): 470–480 kcal
Versione più leggera (3 cucchiai d’olio, senza acciughe): 360–380 kcal

Delania Margiovanni

Laureata in Giurisprudenza, cambio strada quasi subito e dal 2008 lavoro sul web. Un ambiente dinamico che mi ha insegnato il valore della ricerca continua, della curiosità e della capacità di rimettersi sempre in gioco. È proprio qui che ho scoperto quanto si possa imparare ogni giorno, esplorando temi nuovi e lasciandosi guidare da passioni che evolvono nel tempo. La lettura resta, da sempre, il mio hobby del cuore.